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    Essere insegnante / Pratichiamo Yoga

    Impara a gestire i tempi dei passaggi delle sequenze e meditazioni del kundalini yoga

    Come a volte accade alcuni dei miei articoli nascono dietro richieste di chiarimenti o altro dei miei meravigliosi allievi. Quindi ringrazio Kavalya Gopal e la sua recente domanda 😍

    In questo caso mi focalizzerò su un tema importante che entra nell’intimo della tecnologia del Kundalini Yoga: come gestire i tempi dei vari passaggi che costituiscono le tante sequenze e meditazioni.

    Se non hai mai praticato questo stile di yoga probabilmente non sai che è composto da tantissime sequenze che vengono chiamate anche Kriya ( infatti nell’articolo userò anche questo termine) e meditazioni.

    Queste tecniche sono molto articolate e complesse, tanti sono gli elementi che le compongono: come le posizioni classiche dello yoga o asana, tanti movimenti di vario genere, mudra, pranayama, mantra, visualizzazioni e tutto questo mix ha una durata totale che è determinata dalla durata di ogni singolo passaggio che le compone.

    Queste tempistiche non le decidiamo noi praticanti o insegnanti, ma fanno parte della tecnologia così com’è stata trasmessa da Yogi Bhajan. Come vedremo possiamo però intervenire sulla gestione della durata dei vari passaggi e modulare la nostra pratica o insegnamento con saggezza, sensibilità e ascolto delle nostre esigenze e di quelle del gruppo di allievi.

    Immagine tratta dal manuale “Kundalini Yoga” di Dharam Singh e Darryl O’Keeffe

    I VINCOLI DA RISPETTARE PER INSEGNARE E PRATICARE DA SOLI

    Proprio perchè non creiamo noi le sequenze o le meditazioni come insegnanti e praticanti abbiamo diversi vincoli a cui dobbiamo attenerci. Queste regole, abbastanza imperative, servono per garantire gli effetti per i quali le tecniche sono state create dai maestri. La durata dei vari passaggi rientra in questi imperativi.

    Le regole di base generali da osservare sono:

    1- la struttura di una sequenza o meditazione non si cambia

    2- non si devono superare i tempi massimi dati per ogni passaggio o meditazione

    3- si possono ridurre i tempi massimi in proporzione in tutti i passaggi

    4- si possono adottare modifiche delle posizioni in caso di difficoltà del praticante

    5. ci sono regole per le donne durante le mestruazioni e per le donne incinte

    Come dice il punto 1 non si deve modificare la struttura, che significa in concreto che devi rispettare la scaletta in cui i vari passaggi sono organizzati, quindi non si possono spostare/eliminare/cambiare/aggiungere posizioni, mudra, pranayama, mantra, focalizzazioni degli occhi, o vibrare a voce alta un mantra se è vibrato silenziosamente o l’opposto e anche cambiare i tempi massimi dei vari passaggi.

    Il punto 2 e 3 sono quelli su cui ci focalizzeremo in questo articolo perchè per mantenere l’efficienza di queste pratiche è molto importante non superare i tempi massimi dati per ogni passaggio, ma si può ridurre in proporzione.

    Che cosa significa ridurre i tempi massimi?

    Ad esempio hai una sequenza composta da 8 passaggi, potresti avere come tempo massimo per alcuni di 3 minuti, per altri di 4, per uno di 8 e via di seguito. Se decidi di fare la metà del tempo massimo per ogni passaggio, allora in quelli da 3 minuti diventeranno di 1 minuto e mezzo, dove ci sono 4 diventeranno 2 e dove ci sono 8 diventeranno 4. Se invece devi contare ad esempio 24 rotazioni del busto, allora saranno 12 rotazioni del busto.

    In concreto devi fare un calcolo matematico, cercando nel miglior modo possibile di equiibrare il tutto.

    Immagine tratta dal manuale “Sadhana Guidelines” del Kundalini Research Institute

    Alcune eccezioni dettate da un “buon senso”: se un passaggio ha come tempo massimo 30 secondi, se riduci tutto il resto mantieni comunque in quel punto i 30 secondi, ti accorgerai che facilmente tra prepararti, far partire il timer i 30 secondi volano e potresti facilmente o farne di più oppure di meno, non è una tragedia se non rispetti il passaggio al secondo, se alla fine saranno 25 secondi o 35/40 scecondi.

    Oppure se una posizione intensa ha una durata molto impegnativa come 9 minuti o di più ( naturalmente la difficoltà è in relazione alla tua condizione generale, alla posizione, quindi per te potrebbero essere anche altri i passaggi sfidanti) come lo strech pose, oppure il cammello, o la sedia, oltre a dare naturalmente una variante della posizione, puoi valutare se dividere i 9 minuti in 3 passaggi di 3 minuti ognuno, o anche di più, aprendo e chiudendo ogni segmento come si fa di solito nel Kundalini Yoga e cioè inspirando-tenendo l’aria dentro per circa 15 secondi- espirando e rilassando. Oppure riduci complessivamente per avere in queste fasi intense un tempo ragionevole da affrontare.

    Naturalmente come vedremo più avanti è sempre bene iniziare con molta molta calma.

    SE SEI UN PRATICANTE AUTONOMO

    Forse ti stai chiedendo perchè ridurre i tempi?

    Ci sono due ragioni fondamentali:

    1- La prima è legata a favorire la capacità di sostenere la difficoltà che alcune posizioni impegnative hanno, che viene accentuata ancora di più a causa di tempi lunghi. Posizioni come quella dello strech pose se tenute per 30 secondi diventano accessibili a tutti, quando ci si avvicina ad 1 minuto e si va oltre, la faccenda si può rivelare intensa… a volte molto intensa. In questo caso è molto importante ridurre dandosi il tempo di costruire la tenuta del passaggio, e se si è molto in difficoltà supportando questo con eventuali modifiche della posizione. Naturalmente puà accadere anche che un passaggio in sé molto semplice fatto con una durata di molti minuti potrebbe rivelarsi difficoltoso, quindi la riduzione è sempre un grande aiuto.

    Naturalmente non devi considerare nella riduzione dei tempi solo la posizione sfidante ma fare una valutazione complessiva dei tempi della sequenza o meditazione, ad esempio hai 9 minuti di strech pose, tutte le altre posizioni hanno 3 minuti massimo di tempo ognuna, vuoi ridurre di 1/3; allora i 9 diventano 3 come tempo massimo (che potrebbe essere ancora tanto e ricorda che puoi suddividerlo in due o tre momenti di pratica come ho spiegato prima), ma importante: le altre le riduci portandole a 1 minuto ognuna. Devi mantenere l’organizzazione della pratica.

    Potrebbe apparirti poco, ma è una maniera ottima per costruire quella sequenza o meditazione con calma, affrontare il passaggio intenso mantenendo l’armonia della sequenza e la sua efficacia.

    2- La seconda ragione se sei un praticante che vuole adottare uno specifico kriya o meditazione come sadhana personale per 40 o più giorni di seguito, è che devi imparare che quel tempo massimo indicato in ogni passaggio lo devi costruire con molta, molta calma, anche se sei esperto del Kundalini Yoga, anche se sei un insegnante. La motivazione è che devi dare il tempo a tutto il tuo sistema piscofisico di entrare in quel “viaggio” di riequilibrio, attivazione, guarigione che quella struttura ha codificato in sè.

    Ti confesso che io l’ho imparato a mie spese, dalla mia diretta esperienza, ed è proprio per questo che insisto molto in genere nel dire che devi approcciare una nuova tecnica con molta, molta calma.

    Infatti mi è successo di avere sottovaluto l’impegno di un Kriya, sicuramente spinta da un eccesso di sicurezza mista a presunzione, e quindi di essere partita subito con i tempi massimi, per poi accorgermi dopo qualche giorno, a volte anche subito, che il tutto era troppo da sostenere, che facevo davvero molta fatica. Mi sono ritrovata a dover ridurre e rallentare. Una bella lezione di umiltà e pazienza!

    Pur praticando Kundalini ormai da tanti anni, questo non lo dimentico mai, e molto raramente iniziando una nuova pratica oso spingermi subito su tempi intensi: mi do il tempo di “fare amicizia” con quella tecnica.

    Quindi ricordati di gestire i vari tempi coordinando la riduzione complessiva dei vari passaggi, come scrivo prima, se inizi riducendo di 1/3 del tempo massimo, devi ridurre tutto così, facendo dei veri e propri calcoli matematici.

    Immagine tratta dal manuale “The body temple” di Ramdesh Kaur

    Come si fa a capire qual’è il tempo minimo da cui partire?

    Ultimamente ho sentito che qualcuno in una formazione insegnanti dà indicazioni che non si scende di base sotto 1 minuto, io non sono molto d’accordo con questa regola ( che inoltre non ho mai sentito in tante formazione a cui ho partecipato negli anni), credo che sia soprattutto una questione di “buon senso” e di ascolto oggettivo sensibile di sé stessi.

    Posso condividere ancora una volta quello che ho imparato sul campo, due anni fa ho fatto un consulto per avere una pratica a supporto di un mio problema di salute molto serio e mi è stata data una sequenza da fare che si è rivelata per me immediatamente molto impegnativa.

    Il kriya che ho affrontato con tanta buona volontà è composto da ben 15 passaggi in cui è previsto per ogni passaggio dei saltelli continui con abbinati differenti movimenti del busto e delle braccia, in cui il tempo massimo per ogni passaggio è di 3 minuti. Una serie molto aerobica. Affrontare questa pratica con 1 minuto per iniziare al posto dei 3 era impossibile per me, ci ho provato ma ho riconosciuto immediatamente che avrei potuto sostenere solo 30 secondi per ogni passaggio e poi cercare con calma di aumentare.

    Ti assicuro che già così arrivavo al termine molto affaticata, e non avrei potuto fare altrimenti.

    In realtà dopo 20 giorni circa si è rivelata per me una sequenza troppo intensa per la situazione psicofisica delicata causa la mia malattia di quel momento, per cui ho finito con l’abbandonarla.

    Quindi devi entrare in “punta di piedi”, parti da poco, valuta nel complesso tutti i tempi massimi e le difficoltà dellla sequenza e riduci basandoti su quelli che riconosci essere per te i più intensi, sostieniti dove sei più debole e poi con calma migliorerai e amplierai. Se proprio non riesci a valutare sulla carta, riduci per iniziare almeno di 1/3 e poi ascolta con grande attenzione come stai durante le prime volte che ti siedi sul tappetino, se capisci che è ancora troppo riduci ancora di un poco. Come ripeto con calma, molta calma.

    Se non hai un insegnante di supporto, perchè magari segui qualcuno online, o usi dei manuali da solo, non esitare a chiedere aiuto, anche scrivendo all’insegnante dei video a cui ti stai affidando, soprattutto se la tua conoscenza del kundalini yoga è molto acerba e poco “digerita” nell’esperienza. Un insegnante accumula molta conoscenza dovuta alla sua pratica personale e anche, come vedremo tra poco, alla gestione delle lezioni in relazione ad un gruppo misto di persone per età, situazione personale e esperienza.

    Immagine tratta dal manuale “Il risveglio della Kundalini” di Lothar-Ruediger Luetge

    SE SEI UN INSEGNANTE

    Molto di quello che ho indicato per un praticante che si muove in autonomia è valido per un insegnante che trasmette il Kundalini Yoga insegnando sia in lezioni singole, seminari, video o altro.

    Anche un insegnante deve osservare gli “imperativi” che ho elencato prima. Quello che cambia è la motivazione con cui usa queste tecnologie perchè sta guidando alla conoscenza dello yoga e di sé stessi gli allievi e non come una pratica personale giornaliera. In genere ogni lezione sarà differente dalla lezione della settimana seguente, quindi il suo intento non è quello di costruire con calma un tempo massimo, ma di portare gli allievi a vivere una determinata esperienza in quel momento presente nel qui ed ora.

    Anche se a volte può decidere di ripetere per più lezioni la stessa sequenza e meditazione, probabilmente non lo farà tutti giorni, sempre che invece non decida di condividere una vera e propria sadhana quotidiana.

    Su quale motivazione un insegnante riduce o meno i tempi vari?

    Un insegnante decide di ridurre ad esempio di 1/3 i tempi di una sequenza forse perchè ha tutti allievi principianti e non vuole spingere troppo, forse al contrario va verso i tempi massimi perchè vuole provocare e stimolare il gruppo a fare salti psicofisici importanti, forse perchè si accorge che il gruppo pur essendo misto di età, situazioni personali, tempo di pratica del Kundalini Yoga può affrontare tempi intensi. Dipende molto da quello che osserva a vari livelli con i vari gruppi e molto da quello che lui riterrà importante, quindi è molto soggettivo.

    Ci sono però alcune problematiche in più che deve tenere presenti:

    1- la durata di una lezione: in genere una lezione tipica di Kundalini Yoga dura 1 ora e mezza, a me è capitato anche di insegnare in 1 ora, ma potrebbe anche insegnare all’interno di un seminario di 4 ore come di 6. Potrebbe decidere di fare lezioni di 40 minuti, di 30 a seconda del suo intento di trasmissione delle tematiche yogiche, della situazione, del gruppo e altro.

    Quindi al contrario di un praticante che vuole sviluppare la sua sadhana giornaliera, che comunque deve fare i conti con il tempo che vuole dedicare all’interno della sua giornata alla pratica dello yoga, un insegnante ha sicuramente vincoli temporali più precisi per gestire l’insegnamento dello yoga.

    Esiste in genere un tempo limite di durata della lezione, magari dopo di te c’è un altro corso che inizia subito, e quindi devi cercare di gestire il kriya e la meditazione equlibrando i tempi per poter stare nel tempo che hai a disposizione.

    Solitamente in una lezione tipica di 1 ora e mezza, ci deve stare un kriya, il rilassamento e una meditazione. Se consideriamo che esistono sequenze molto diverse tra di loro, alcune molto lunghe sia come numero di passaggi che come durata dei singoli, stessa cosa per le meditazioni e che un rilassamento di media dura circa sui 10/11 minuti e pur volendo ridurlo eviterei di andare sotto gli 8, imparare a gestire il tutto è scuramente uno degli aspetti più delicati e importanti che come insegnante di Kundalini yoga devi sviluppare con il tempo…soprattutto per me è molto importante imparare a fluire il più possibile con quello che accade.

    A me è successo di aver sottovalutato alcune sequenze piuttosto lunghe, di essere partita con una certa riduzione per poi ridurre ancora di più durante la lezione perchè capivo che stavo andando troppo oltre e volevo mantenere il tempo per il rilassameno e la meditazione. Non è così grave se accade ogni tanto di raddrizzare il “tiro in corso d’opera”, sicuramente è bene cercare sempre di armonizzare il più possibile tutti i passaggi.

    Immagine tratto dal manuale “Prana Prani Pranayama” a cura di Harijot Kaur

    Certamente nella scelta delle varie tecniche per una determinata lezione, l’insegnante deve valutare bene la durata di una sequenza e della relativa finale meditazione, ma non è sempre semplice rimanere fermi su una valutazione fatta a tavolino poi nella diretta dell’insegnamento. Sono molti i fattori che concorrono ad un esito equlibrato e armonioso: il tempo che impieghi a illustrare ogni passaggio, le difficoltà che si manifestano nel gruppo, la durata personale nei passaggi dove ognuno conta perchè va con il suo ritmo, e questo può a volte rallentare la durata che avevi previsto per quella fase. Sono tanti gli elementi che bisogna considerare e tenere presenti, la durata è uno di questi non l’unico.

    Se hai scelto una sequenza molto lunga e se ha una meditazione finale, ho imparato nel tempo che a volte è meglio usare solo la sequenza che avendo anche la parte meditativa finale non necessita della parte meditativa finale dopo il rilassamento. Ma a volte potresti voler insegnare una sequenza così ma anche con una meditazione finale, e quindi non ti rimane che accorciare i tempi valutando il più possibile una riduzione che ti permetta poi di mantenere almeno 8 minuti di rilassamento e per la meditazione quello che riesci se proprio non ce la fai a dedicarle 11 minuti.

    Se sei un insegnante alle prime armi cerca di mettere cura e non scoraggiarti delle difficoltà e sbagli che farai, soprattutto varia molto le tipologie delle tecniche, io l’ho fatto da subito e oltre ad appassionarmi tantissimo, ho affinato moltissimo la gestione generale della lezione.

    Gestire con sapienza e attenzione tecniche così sofisticate è sicuramente un’arte che si impara solo insegnando e insegnando, sbagliando e mantenendo alta la cura e l’attenzione.

    COME GESTIRE IL TEMPO: GLI STRUMENTI COME TIMER O ALTRO

    Chiaramente diventa importante usare uno strumento che ti permetta di controllare i vari tempi, di base devi organizzarti per un timer. Ho scritto tempo fa un articolo specifico, anche se so che ormai ogni Iphone, cellulare è munito di un timer, e che esistono sul mercato altri modelli di timer oltre a quello che io uso da tanto tempo.

    Personalmente continuo a preferire un timer separato e soprattutto faccio molta fatica nella mia pratica personale ad usare qualcosa che quando scade il tempo programmato inizia a suonare all’infinito, proprio non lo sopporto. Se conosci timer che hanno una funzione simile ad un vecchio che ho dell’Oregon che emette un unico piccolo “bip” e poi tace, per favore gentilmente segnalamelo sotto nei commenti.

    Ho visto anche insegnanti usare gli orologi da polso, io non li trovo confortevoli, quando insegno ho necessità di monitorare il tempo in modo più fluido, così posso focalizzarmi molto su tanti altri aspetti che non è supervisonare continuamante la lancetta o il display.

    Ma è davvero molto personale cosa userai per gestire i tempi, quello che conta è che qualsiasi è il mezzo tecnico deve aiutarti a mantenere i tempi i più fedeli possibili a quelli richiesti, anche con la riduzione in percentuale che adotterai. Diventare capaci di fluire e avere tante accortezze non significa che non devi cercare di essere il più possibile preciso e pignolo.

    La disciplina di cui parla tanto Yogi Bhajan si esprime anche nella cura con cui gestisci la tecnologia del Kundalini Yoga, sia che lo fai per la tua pratica personale sia per insegnare.

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