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Bowing Jap Sahib: Un Gesto di Devozione e Potere nel Kundalini Yoga

Acquarello per gentile concessione di Sabrina Franchina / Harpriit Kor.

Anni fa, durante lo Yoga Festival del Kundalini Yoga a Fondjouan, in Francia, ebbi il privilegio di partecipare a una delle sadhane del mattino, durante la quale si praticava il Bowing Jap Sahib cantato dal vivo da Ravi Kaur, un’insegnante americana arrivata appositamente per l’occasione.

All’epoca — era circa il 2009 — non conoscevo ancora questa particolare pratica del Kundalini Yoga.

Fu un’esperienza travolgente, che mi folgorò profondamente, lasciando dentro di me una traccia d’amore rimasta viva nel tempo.

Scoprii la sacralità dell’inchino unita al canto di una preghiera: una pratica tanto essenziale quanto sfidante. Per tutta la durata del canto, sentii risvegliarsi in me il guerriero spirituale che spesso mi guida nelle scelte e negli atteggiamenti della vita.

Il Jap Sahib

Questa pratica si fonda sulla recitazione del Jap Sahib, una preghiera composta dal decimo Guru Sikh, Guru Gobind Singh, e fa parte delle 5 preghiere che i devoti Sikh recitano tutti i giorni.

Con questo poema l‘intento del decimo Guru è stato quello di decrivere l’indescrivibile ossia Dio, con un lungo elenco dei suoi nomi in varie lingue.

Dalle parole di Yogi Bhajan:

ll Jaap Sahib è il saluto a Dio nel quale Guru Gobind Singh recita ogni forma di Dio. Tanti aspetti quanti ne sono stati illustrati nel Jaap Sahib, cosi dovete averne nella vita. Ecco cosa è il Jaap Sahib. Ma per fare questo avete bisogno di almeno 250 anni per imparare, praticare, sperimentare e proiettare ogni sfaccettatura. Non credo che abbiamo tutto questo tempo. Quindi l’idea del mantra è quella di darvi la chiave per aprire quell’emisfero nel quale volete essere. Ecco cosa fa il Jaap Sahib. Quando lo praticate inchinandovi, vi manterrà in salute, felici e santi più di quanto possiate immaginare. Potrete godervi la vita.

Con questo poema, l’intento del decimo Guru è stato quello di descrivere l’indescrivibile, ossia Dio, attraverso un lungo elenco dei suoi nomi in varie lingue. Per una pratica così speciale, in cui la vibrazione della preghiera si espande dalla propria voce nel movimento continuo dell’inchino, sarebbe davvero importante riuscire a cantarla ad alta voce; ma, poiché il Jap Sahib è una preghiera complessa, è necessario del tempo per poterla apprendere.

Quindi, se desideri tuffarti in questa esperienza meravigliosa, ti suggerisco di farlo anche senza cantare, oppure — come Yogi Bhajan consigliava — di provare a riprodurre il suono senza conoscere le parole, in un ascolto intuitivo: un mezzo unico per risvegliare in modo efficace il tuo potere intuitivo.

Naturalmente, rimane sempre valido l’invito a studiare e praticare il Jap Sahib per impararlo al meglio, anche oltre il Bowing Jap Sahib. Questa avventura ha sicuramente un valore importantissimo. Impararne le parole, passo dopo passo, ti condurrà al suo dono più prezioso: la sua sacra vibrazione. E sarà proprio quella vibrazione ad agire in profondità nella tua psiche, favorendo trasformazioni e risvegli importanti, verso il tuo coraggio regale, che Guru Gobind Singh ha incarnato con tanta forza nella sua vita.

A questo link potrai scaricarne una copia:

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L’arte dell’inchinarsi

Il movimento del corpo che rende questa pratica così speciale e sacra è l’inchino.

Inchinarsi è un atto profondamente significativo in molte tradizioni; in alcune è ancora presente, mentre nella nostra cultura si è quasi completamente perduto.

Lo si può ancora ritrovare nella liturgia cattolica della messa, ma in generale, nella nostra vita quotidiana e sociale, è un gesto ormai scomparso.

Portare giù la testa verso terra è un atto di umiltà, di resa della mente al cuore, un riconoscimento del fatto che esiste qualcosa di più alto che ci guida e governa il nostro destino.

Mi ricordo che, alla morte di mio padre, davanti alla sua bara in chiesa, mi venne spontaneo fare un piccolo e discreto inchino. Mia madre, poco dopo, mi riprese, come se avessi compiuto un atto sacrilego. Non so bene perché l’ho fatto, ma ricordo che mi è venuto così spontaneo che quasi non me ne sono accorta.

Quello che ho sentito dentro di me è stato come rendere onore alla morte, a mio padre, un gesto istintivo di rispetto e amore.

Probabilmente, anche se non ce ne rendiamo conto, l’inchinarsi può risvegliare in noi memorie profonde, e chissà quali fili antichi possiamo tornare a toccare, riattivando questo gesto sacro nella nostra vita.

Forse può restituirci il senso dell’umiltà, della connessione con il cuore e con la fede nel volere di Dio.

Come si pratica nella posizione di base

Posizione: siediti sui talloni in quella che nel Kundalini chiamiamo la “Posizione della Roccia”, poggiando le mani sulle cosce. Dal momento che dovrai tenere questa posizione abbastanza a lungo, è importante che adotti degli accorgimenti se per te non è proprio confortevole.

Accorgimenti: a volte può essere sufficiente porre una copertina, un cuscino tra il dorso dei piedi e il pavimento, o tra la pianta dei piedi e le natiche.

Anche sederti su di un cuscino come nella foto che allego di fianco.

Naturalmente se nessuno di questi accorgimenti ti può aiutare per fare una pratica di molti minuti, allora siediti a gambe incrociate con le mani sulle ginocchia, oppure su di una sedia.

Occhi: sono chiusi, non ci sono ulteriori indicazioni. Se durante la pratica di accorgi che la mente vaga troppo, la focalizzazione degli occhi al punto in mezzo alle sopracciglia, al terzo occhio.

Mantra: se conosci il testo del Jaap Sahib di Guru Gobind Singh, lo reciti accompagnando il movimento dell’inchino. Se non lo conosci, lo ascolti come se lo conoscessi e vai sempre nell’esperienza dell’inchino. Oppure provi a riprodurre il testo cercando di captare il suono senza troppo preoccuparti di farlo in modo corretto.

Dalle parole di Yogi Bhajan sull ‘importanza di riprodurre il suono solo ascoltandolo:

Imitate il Jaap Sahib. Non state imitando le parole, state ricreando l’essenza creativa della parola, del Naad. Questo è un modo elevato per conoscere la sensibilità. Se potete praticarlo in modo meditativo, allora qualunque cosa le persone diranno, sarete sempre in grado di misurare quello che intendono. Vi donerà una dimensione completamente diversa. Porterà via inconsapevolezza, follia e incoerenza. Quello che si dice e quello che veramente si intende sono due dimensioni diverse. Questo è ciò che voglio che voi sperimentiate.

Movimento e ritmo: inizia a inchinarti portando la fronte a terra, quando ascolti e pronunci o semplicemente ascolti il primo Namastang, e poi crea il ritmo seguendo i vari Namastang e anche Namo che si succederanno. Naturalmente arriva fin dove puoi, non devi per forza arrivare a toccare il pavimento con la fronte, piegati dalla bassa colonna e modula questo piegamento rispettando le possibilità del tuo corpo anche in relazione al ritmo della versione musicale del Jap Sahib che userai. Quello che conta veramente è l’attitudine con cui affronterai questa pratica, quando ti permetterai di entrare con il corpo, la mente e soprattuto il cuore!

Il ritmo della pratica è scandito da un ciclo semplice ma potente: 4 inchini e 1 pausa rimanendo su con il busto.
In genere questo schema è ben sostenuto dal ritmo stesso della musica, che guida il movimento in modo naturale e intuitivo. Diventa molto importante entrare in questo flusso ritmico e cercare di mantenerlo, anche quando le parole “Namo” e “Namastang” non sono più presenti nel testo. Quelle parole, che significano proprio “mi inchino”, sono una guida preziosa per unire il “gesto” alla vibrazione del suono.

Se pratichi senza la recitazione

Nei manuali ufficiali, viene suggerito un ritmo alternativo in 10 battute, nel caso in cui tu non stia cantando il Jap Sahib. Ecco come viene indicato:

  • Giù a 1, su a 2
  • Giù a 3, su a 4
  • Giù a 5, su a 6
  • Giù a 7, su a 8
  • Rimani su a 9 e 10

Sinceramente non riesco molto a comprendere il senso di queste istruzioni, perchè secondo me la magia di questa pratica è seguire il ritmo dato dalla musica e dal testo, inchinandosi quando si sente la parola “Namo” o “Namastang”, lasciando che il significato di quelle parole attraversi il gesto.

Naturalmente, puoi fare le tue valutazioni e sperimentare ciò che ti risuona di più. Se ti aiuta, puoi iniziare con il conteggio tecnico e poi lasciare che il corpo trovi un ritmo più naturale.

Alla fine, al di là di ogni struttura – che è sempre utile conoscere e rispettare – ciò che davvero conta è riuscire a mantenere un inchino il più possibile costante, sincero e devoto.
Se riesci anche a cantare, o semplicemente ad abbandonarti al suono, allora la pratica può diventare un vero atto di resa, un’offerta dal cuore aperto.
Quello, più di ogni altra cosa, è il bene più prezioso che il Bowing Jap Sahib può offrirti.

Come si pratica nella posizione alternativa/Yoga Mudra dinamica

Posizione alternativa: puoi praticare l’inchino anche in un aspetto dinamico dell’asana Yoga Mudra, in cui le mani sono intrecciate alla base della spina dorsale, con i palmi rivolti in alto. Cerca di sollevare il più in alto possibile le braccia quando scendi cercando di portare la testa a toccare la terra ( naturalmente non forzare anche la discesa arriva fin dove puoi!). Questa posizione accentua una stimolazione più importante sui chakra alti e favorisce maggiomente l’apertura del cuore.

Mudra: Le mani sono intrecciate dietro la schiena e non ci sono indicazioni specifiche sul mudra.

Accorgimenti: Anche per questa posizione sono validi gli accorgimenti di base che ho elencato per la posizione della roccia. Qui ti invito inoltre a non forzare il sollevamento in su delle braccia, e se nell’ avanzare dei minuti diventasse molto sfidante, continua pure il movimento mantenendo le braccia poggiate sulla schiena.

Posizione di partenza e ritorno
Inchino in Yoga Mudra

Chiusura e rilassamento

Come per tutta la tecnologia del Kundalini Yoga è bene aprire e chiudere come si fa di solito.

Qui trovi un articolo dove illustro come fare: http://adharmapiaceloyoga.com/come-si-apre-e-chiude-una-pratica-del-kundalini-yoga/

La posizione del cadavere

Potrebbe essere importante a chiusura di una pratica così intensa, anche se la farai per pochi minuti, fare un rilassamento finale nella posizione del cadavere, coprendoti bene se la temperatura lo richiede, per poi uscire dal rilassamento come si fa nel Kundalini Yoga, e qui trovi un link in cui illustro come fare: http://adharmapiaceloyoga.com/come-si-esce-dal-rilassamento-nel-kundalini-yoga/

Durata

La durata di questa pratica dipende molto dalla durata della versione musicale che userai, in genere il tempo può variare da 30 minuti fino a 40, 45.

Ti suggerisco se vuoi farne una pratica quotidiana per almeno 40 giorni di seguito, di non fare da subito il tempo massimo, ma di iniziare con 8, 11 minuti, soprattutto se la posizione della roccia è per te molto sfidante.

A questo link maggiori dettagli sui tempi di pratica delle meditazioni: https://adharmapiaceloyoga.com/i-tempi-delle-meditazioni-nel-kundalini-yoga/

Rendi sacro il tuo tempo: come praticare il Bowing Jap Sahib nella vita quotidiana

Puoi decidere di fare questa pratica quando vuoi, anche come un piccolo rito per celebrare un momento di devozione verso il Divino. Oppure puoi scegliere di prenderti un impegno più regolare, praticandola ogni giorno, proprio come faresti con una delle tante sequenze e meditazioni del Kundalini Yoga.

Ti ricordo che ci sono passaggi fondamentali in termini di continuità nei giorni:
– 40 giorni per rompere una vecchia abitudine,
– 90 per crearne una nuova,
– 120 per radicarla nella tua vita.

Per sostenere l’impegno quotidiano, potresti creare un piccolo spazio sacro in casa, anche semplice: un cuscino, una candela, un fiore, qualcosa che dia continuità e contenimento alla tua sadhana. Prima di iniziare, fermati un momento a stabilire un’intenzione, anche solo con il cuore: “mi affido”, “mi arrendo”, “ascolto”. L’intenzione è come una bussola interiore.

Potrebbe essere utile anche introdurre un breve riscaldamento iniziale, per preparare il corpo e sostenere meglio l’intensità della posizione protratta nei minuti.
Allo stesso modo, anche pochi minuti di rilassamento alla fine fanno la differenza: se proprio non puoi fare di più, mantieni comunque questo momento di integrazione, che aiuta la pratica a scendere più in profondità.

Lascia spazio anche al silenzio, prima o dopo la recitazione, per ascoltare. Un minuto può bastare: è lì che la vibrazione si deposita e rivela qualcosa di sottile.

Se vuoi, tieni un piccolo diario della pratica: scrivi come ti senti, che emozioni emergono, se qualcosa nel corpo cambia. Sarà una traccia viva del tuo cammino.
E quando arrivano resistenze, stanchezza, o la voglia di saltare un giorno, sappi che anche quello fa parte della pratica. Ogni incontro con l’inchino è un dialogo profondo con la tua parte più vera.

Effetti

Voglio esporre il potere di questa pratica con le parole di Yogi Bhajan:

Dovete capire i Sikh di Guru Gobind Singh erano in grado di correre alla velocità di un cavallo Quale miracolo diede loro tale potere? il Jaan Sahib. Esso vi dona la forza mentale dietro a ogni vostro muscolo. E se dobbiamo affrontare delle sfide o dei cambiamenti, porta il Nome di Dio ovunque, con ogni respiro. Questo è il modo in cui possiamo farlo. Questo è il modo per essere spirituali. Ogni cosa che fate deve provenire dal vostro spirito, e il vostro spirito deve pervaderla. Questo è il modo che vi farà avere successo, Nient’altro funzionerà.

Ecco perché recitava il Jaap Sahib Questo bani è un dono da utilizzare quando la vostra grazia, potere e posizion sono minacciati. Chiunque reciterà questo bani non cadrà mai a faccia avanti. Ecco perché un normale mucchio di ossa poté combattere contro migliaia di soldati armati e addestrati e difendersi in modo spettacolare; perché avevano lo spirito dalla loro.

Jaap Sahib non significa solo lodare Dio. Lodare Dio è ciò che ci è stato insegnato. È il metodo più antico, perche l’uomo voleva essere accanto a Dio e gli è stato detto di pregare e meditare. E qui dissento. Ho sperimentato e credo che queste cose esistano per renderci più sensibili, assolutamente creativi ed estremamente intuitivi. Non importa quanto siate ricchi, in salute o buoni. Non importa se disponete di tutte le possibilità della vita che desiderate avere. Se non avete l’intuito, siete ottusi. Ecco perché arriva il dolore; sto cercando di portarvi oltre. Per questo avete bisogno di nuovo sangue. A questo scopo facciamo questi esercizi, in modo che le ghiandole possano lavorare…

Versioni musicali

Esistono tante belle versioni musicali che puoi usare.

Il Jap Sahib è stato formulato da Guru Gobind Singh con un suo proprio ritmo e canto, mix fondamentale per ottenere tutti benefici.

Ti accorgerai che nelle versioni esiste effettivamente un ritmo specifico, in alcune perfettamente allineato al ritmo 4/1 che devi cercare di produrre inchinandoti in questa specifica pratica.

Ti segnalo la versione di Guru Shabad Singh che uso spesso ultimamente:

In conclusione:

Il Bowing Jap Sahib è una pratica che va oltre il semplice gesto fisico; è un atto di devozione profonda che unisce corpo, mente e cuore. Che tu scelga di farla quotidianamente o di immergerti in essa come un rito speciale, ricorda che la bellezza sta nel lasciare andare il controllo e permettere al ritmo e al suono di guidarti. Ogni inchino è un atto sacro di resa, e attraverso di esso puoi risvegliare il coraggio regale che vive dentro di te. Con il cuore aperto, ti troverai in un flusso che non solo ti trasforma, ma ti connette al Divino, portando pace e potere in ogni momento della tua vita.

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