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Il mantra Je Te Gang: risveglia coraggio, regalità e forza interiore

il mio incontro con Je Te Gang

In questi giorni, mentre preparavo la lezione della settimana e sceglievo la musica da far scorrere durante il rilassamento, la mia attenzione è stata catturata da una versione della shabad ( composizione sacra dei Guru Sikh) Je Te Gang.

Come spesso mi accade, non è stata una scelta razionale. È stato piuttosto qualcosa di più sottile a guidarmi: un sentire molto profondo. Più la ascoltavo, più le vibrazioni di quel canto hanno iniziato a muoversi dentro di me in modo così potente che, a un certo punto, ho pensato: è decisamente questa la musica che userò oggi.
In realtà, ho finito per accompagnare con essa tutti i rilassamenti delle lezioni della settimana, fidandomi semplicemente di quella risonanza interiore che mi aveva così colpita.

Ma la cosa interessante è ciò che è accaduto nei giorni successivi, perché quella versione ha iniziato a chiedermi attenzione. Come se volesse essere ascoltata più a lungo, più a fondo.

Così ho cominciato a farla scorrere anche nella mia quotidianità: mentre cucinavo, mentre preparavo le lezioni, mentre la giornata prendeva forma. E, quasi senza accorgermene, mi sono ritrovata ad ascoltarla ancora e ancora, lasciando che la sua vibrazione mi accompagnasse per ore.

La cosa curiosa è che questa shabad non mi era affatto sconosciuta. In tutti questi anni l’avevo incontrata più volte, l’avevo ascoltata, forse anche cantata. Eppure non aveva mai acceso in me quella curiosità profonda che ti porta a fermarti, ad ascoltare meglio, a renderti conto che sta avvenendo qualcosa a cui devi dare attenzione.

Ed è stato così che mi sono ritrovata ad andare più a fondo, chiedendomi: da dove arriva questa shabad? Chi l’ha composta? E quale forza custodisce nelle sue parole?

Il maestro dietro la shabad

La shabad Je Tegang è stata composta da Guru Gobind Singh, il decimo Guru della tradizione Sikh, con il quale ho sempre sentito un legame particolare.

Come vedrai, se sentirai il desiderio di conoscere un pò di più la sua vita, Guru Gobind Singh è stato allo stesso tempo un grande poeta e un grande guerriero, e forse proprio per questo parla a una parte molto profonda di me: quella dimensione combattiva che mi accompagna fin dall’infanzia.

A volte dico, un po’ scherzando ma non troppo, di sentirmi “figlia di Guru Gobind Singh”. Amo molto il Jaap Sahib e i mantra che da esso derivano, che utilizziamo in tante pratiche di Kundalini Yoga. Sono suoni che sento familiari, che ormai mi accompagnano da anni. Ma più ancora dei mantra, è la sua storia a ispirarmi. La sua vita è stata attraversata da prove durissime, eppure non ha mai smesso di restare fedele alla sua visione e al suo servizio spirituale.Quando penso a lui, penso al coraggio di continuare, alla forza di restare in piedi anche quando la vita diventa molto difficile. È un insegnamento che mi tocca molto e che cerco, nel mio piccolo, di portare anche nel mio cammino.

Per questo scoprire che anche questa shabad arriva da lui mi ha toccata profondamente, iIn una conferma che il legame che sento travalica il tempo ed è davvero speciale e unico.

Come molti dei Guru della tradizione Sikh, anche Guru Gobind Singh fu un poeta ispirato. Scrisse numerose composizioni che oggi sono raccolte nel Dasam Granth. Si tratta di un testo che riunisce inni, poesie spirituali e racconti che parlano di devozione, di coraggio, di battaglie interiori ed esteriori. In queste pagine si sente molto chiaramente il suo spirito: una spiritualità viva, forte, che non si allontana dalla vita ma anzi invita a viverla con dignità, verità e responsabilità.

La shabad Je Te Gang nasce proprio dentro questo universo di parole e di visione spirituale. E, come tante composizioni che utilizziamo nel Kundalini Yoga, con il suo potere vibrazionale offre a ognuno di noi un grande supporto per affrontare al meglio la propria vita.

Testo della Shabad

Andiamo ora a esplorare le parole della shabad, che mostrano con chiarezza di cosa parla Guru Gobind Singh in Je Te Gang. Inizieremo dal testo originale in Gurmukhi, così potrai capire meglio perché, subito dopo, parlerò della traslitterazione e del suo significato.

Testo in Gurmukhi


Traslitterazione adattata all’alfabeto italiano

La traslitterazione che trovi qui è un tentativo di adattare all’alfabeto italiano il testo originale scritto in Gurmukhi, l’alfabeto in cui sono composti i mantra della tradizione Sikh e che utilizziamo anche nelle pratiche di Kundalini Yoga.

Non è però un passaggio semplice. Alcuni suoni presenti nel Gurmukhi non esistono nella nostra lingua, e per questo motivo è difficile rendere attraverso la scrittura una riproduzione davvero fedele di come queste parole andrebbero pronunciate.

È proprio per questa ragione che dico spesso ai miei studenti che la cosa più importante è sviluppare l’ascolto. Leggere una traslitterazione può aiutare, ma non basta. Ascoltare diverse versioni della stessa shabad o mantra permette piano piano di avvicinarsi al suono corretto e di lasciare che la vibrazione originale trovi spazio anche dentro di noi:

Khag khand bihandan khal dal khandan
At ran mandan bar bandan
Bhuj dandh akhandan tej parchandan
Jot amandan bhaan prabhan

Sukh santaa karnang durman darning
Kilbikh harnang as sarnang

Je je jag kaaran
Srist ubaaran
Mam pratipaaran
Je tegang

Traduzione italiana


La spada divina spezza e distrugge le forze oscure.
Abbellisce il campo di battaglia della vita con il suo splendore.

È l’estensione del braccio, indistruttibile,
la sua luce supera lo splendore del sole.

Protegge la pace dei santi
e incute timore alle forze negative.

Distrugge il karma e le colpe
e diventa rifugio per chi la invoca.

Gloria alla causa dell’universo,
al salvatore della creazione,
al mio protettore.

Vittoria alla spada divina.

Il significato della shabad: spada, vittoria e forza interiore

Non so cosa stai provando leggendo tutto questo. Forse anche tu hai uno spirito guerriero come me, forse Je Te Gang lo sta stuzzicando a venire fuori.

Io so da sempre di essere una combattente e, spesso, nella mia vita mi sono resa conto di aver affrontato molte sfide con una simbolica spada in mano (anche se, a volte, avrei davvero voluto stringerne una reale). Una spada che, in certi momenti, ha ferito: a volte gli altri, e per prima me stessa.

E proprio in questo periodo, per me così difficile, in cui il mio impulso a “tagliare teste” in modo irruento è riemerso, è come se Je Te Gang fosse arrivata a soccorrermi. Come un richiamo, un promemoria profondo: anche le parole possono ferire in modo irreparabile. E che, a volte, la vera saggezza del guerriero sta proprio nel non sfoderare la spada, o almeno nel fermarsi a chiedersi se ne vale davvero la pena, e per cosa lo stiamo facendo.

Quindi sì, usiamo la spada. Ma che possa essere portatrice di giustizia e di liberazione spirituale. E, se qualcosa deve morire, che sia l’ego, l’egoismo, la paura che divide, l’invidia, tutte quelle pulsioni umane che creano dolore, distruzione e separazione.

E forse, quando ognuno di noi si impegna a rendere se stesso — e il mondo attorno — qualcosa di migliore, allora sì… forse siamo tutti un po’ dei guerrieri spirituali, no?

Di tutta la shabad, spesso viene ripetuta solo la parte finale, come se da sola racchiudesse il potere dell’intero canto.

“Je” significa “vittoria”. E, come abbiamo visto, non si tratta di una vittoria esteriore o materiale, ma di una vittoria spirituale. È la conquista del coraggio su ogni paura, della luce sull’oscurità, della consapevolezza sull’ignoranza. Cantare JeTe Gang è come affermare: la verità e la forza spirituale vincono sempre. E dentro di noi si apre una sensazione di sicurezza, di fiducia.

La parola “Teg” significa “spada”. Ma, pur identificando un oggetto concreto, qui diventa simbolo del guerriero spirituale: colui che mette se stesso e la propria forza al servizio di valori elevati — la verità, il coraggio di guardare in faccia la morte, la protezione dei più deboli. È la forza luminosa che taglia l’ignoranza, le paure e i blocchi che ci impediscono di vivere in connessione con la nostra anima e con il divino.


Il rapporto dei Sikh con Je Tegang: ascolto, rispetto e devozione


Per comprendere davvero la profondità di Je Te Gang, è importante avvicinarsi — anche solo un po’ — alla cultura Sikh in cui questa shabad è nata..

Un simbolo molto forte dell’importanza della spada nella tradizione Sikh è rappresentato dalle 5 K, i cinque articoli di fede che un Sikh osservante è chiamato a mantenere. Tra questi c’è il Kirpan, un piccolo pugnale che simboleggia la spada e rappresenta l’onore, il coraggio e la responsabilità.

Fu Guru Gobind Singh a stabilire che ogni Sikh dovesse portarlo con sé. Come si legge nella tradizione: un Sikh non dovrebbe mai separarsene, perché in qualsiasi momento potrebbe essere chiamato ad agire. Il Sikh è un santo, ma anche un soldato. Vive nel ricordo del Creatore e, allo stesso tempo, ha il dovere di non ignorare l’ingiustizia. Il Kirpan non è un’arma nel senso comune del termine, ma un simbolo: rappresenta la disponibilità a proteggere i più deboli e a combattere il male, ovunque esso si manifesti.

Non so se oggi i Sikh lo indossino sempre nella vita quotidiana, forse sì, in modo discreto. Sicuramente, però, nelle occasioni religiose questo simbolo è presente, e osservandolo si percepisce quanto il valore della “spada” sia radicato nella loro cultura. Ed è proprio questo che ci aiuta a comprendere quanto uno shabad come Je Te Gang sia profondamente legato a questa visione.


Approfondimento: il Khanda, simbolo dell’Adi Shakti
Se vuoi esplorare ancora più a fondo il significato della spada nella tradizione Sikh e il suo valore simbolico come energia primordiale (Adi Shakti), puoi leggere il mio articolo:
Il Khanda, il simbolo dell’Adi Shakti dove racconto come questo simbolo intreccia energia, verità e presenza nella vita spirituale e nella meditazione quotidiana


Il 7 maggio 1989, Yogi Bhajan parlò proprio di questa shabad dicendo:

«Questa shabad fa parte del Sikh Dharma. Questa shabad è la causa principale dell’imperialità della nazione Sikh. Cantate questa shabad, ascoltate questa shabad, identificatevi con questa shabad, e da una ciotola per l’elemosina della povertà otterrete la regalità, la dignità imperiale e la grazia, e questo sarà il dono di Dio.»

Queste parole ci aiutano a intuire quanto Je Te Gang sia considerata potente all’interno della tradizione Sikh. Un popolo spesso riconosciuto come profondamente radicato nello spirito del guerriero, non solo per la propria storia, ma anche per l’esempio dei suoi Guru, come Guru Tegh Bahadur e lo stesso Guru Gobind Singh, che portarono la spada non come simbolo di violenza, ma di protezione e verità.

E allo stesso tempo, è importante ricordarlo: non dobbiamo diventare Sikh per cantare e portare nella nostra vita Je Te Gang.
Ma possiamo farlo con consapevolezza, sviluppando un atteggiamento di rispetto e devozione verso la tradizione da cui questo canto arriva.


Esperienze pratiche con Je Te gang

Questa shabad non è tra quelle comunemente usate nelle sequenze e nelle meditazioni del Kundalini Yoga. Per quanto ne so, esiste una pratica specifica in cui viene cantata nel passo conclusivo: si chiama Removing Incentive Phobia.

Ma puoi recitarla 11 volte di seguito ogni giorno, oppure, se lo desideri, lasciarla fluire liberamente nella tua vita, cantandola tutte le volte in cui senti il bisogno di centrarti, di risvegliare il tuo spirito guerriero e la tua sete di giustizia equilibrata e compassionevole.

Ricordati di questa shabad quando stai vivendo esperienze di paura, impulsi ad attaccare qualcuno violentemente, mancanza di coraggio o confusione, o quando senti di aver bisogno di protezione energetica. I suoi effetti sono sottili ma profondi: accompagnano il tuo respiro, aprono il cuore e supportano la tua connessione con la luce interiore.

Il decimo maestro Sikh ci ha lasciato in eredità questa composizione per liberarci dalla negatività che inevitabilmente accompagna le nostre azioni, aiutandoci a esprimere la luce interiore, a invocare energie elevate e a lavorare per il risveglio della coscienza suprema

La versione musicale che mi ha stregata

La condivido con te qui, così puoi ascoltarla. Ma, naturalmente, puoi scegliere online qualsiasi versione che parli al tuo essere.
E se vuoi, sarebbe davvero bello se la condividessi con me nei commenti sotto l’articolo: così possiamo continuare insieme questo viaggio di vibrazione e ascolto.


Cantare Je Te Gang non è solo recitare parole: è incontrare il proprio spirito guerriero, affrontare le paure e risvegliare il coraggio e la compassione che già abitano dentro di noi.

Per me è stata una guida silenziosa, una vibrazione che radica il cuore e ricorda che la vera forza non è nell’arma, ma nella presenza, nella consapevolezza e nella luce interiore.

Non serve diventare Sikh per accoglierla: basta rispetto, apertura e devozione, e lasciarsi trasformare dalla sua energia, nota dopo nota, respiro dopo respiro.



E qui mi fermo, ricordandoti che puoi iscriverti ai miei corsi online. Sarò felice di accompagnarti alla scoperta del Kundalini Yoga!

Ti aspetto nelle mie dirette online su Zoom!

Per avere più informazioni sulle lezioni (orari, prezzi, iscrizioni) ti invito a visitare la pagina dedicata a questo progetto sul mio blog: http://adharmapiaceloyoga.com/lezioni-di-yoga-in-diretta…/


Per approfondire: libri sulla tradizione Sikh e gli insegnamenti dei Guru

Se senti che questo mondo ti sta chiamando un po’ di più, ti lascio qui alcune letture che possono aiutarti ad avvicinarti alla tradizione Sikh e agli insegnamenti dei Guru. Sono testi che possono accompagnarti ad approfondire ciò che abbiamo toccato attraverso Je Te Gang, con uno sguardo più ampio e consapevole.

Puoi iniziare da

Omaggio a Guru Gobind Singh di Khushwant Singh
un libro che racconta la vita del decimo Guru con grande intensità, mostrando la sua natura di poeta e guerriero.

Lo trovi qui

Oppure, se vuoi una visione più generale:

La religione Sikh. Dio è uno solo
una buona introduzione per comprendere i valori e la visione spirituale di questa tradizione.

Lo trovi qui

I Sikh. Leggende e storia dei mistici guerrieri
un libro più narrativo, che ti aiuta a entrare nello spirito della tradizione e nel simbolismo del guerriero spirituale.

Lo trovi qui

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