• Essere insegnante / Vivere lo Yoga

    i tuoi limiti/ i tuoi insegnanti più importanti

    Tanti sono gli elementi che possono rendere l’insegnare yoga un’arte vera e propria.

    Il linguaggio è uno di questi, probabilmente uno di quelli fondamentali.

    Ultimamente spesso, mentre insegno, rivolgendomi agli allievi in atto di cimentarsi con un passaggio, una posizione, un movimento che si rivela per loro sfidante, dico “…rimani dove sei…per andare verso..”, nella consapevolezza di nutrire dentro di loro la possibilità fisica e interiore per “andare verso” la posizione come andrebbe fatta, e sostenerli in un processo di cambiamento fondamentale che ogni stile di yoga mette in atto.

    Questa frase è arrivata piano piano durante le ore di insegnamento, sorta da una mia conoscenza intima del processo che gli allievi stavano vivendo, sulla base della mia personale esperienza in ore e ore di pratica. Probabilmente sono state tante le volte che mi sono sentita di “andare verso”.

    Parto da qui per sviluppare qualche riflessione attinente al processo che la pratica dello yoga porta inevitabilmente con sè.

    Perchè questa frase sintetizza in modo reale il processo che si vive praticando yoga, che è un percoso di cambiamento molto intenso e articolato su vari livelli, non solo quello fisico, che porta con se sfide come accade spesso nella vita. Sfide che arrivano per farci se vogliamo crescere.

    Vivere una posizione complessa

    Quando sei in una posizione sfidante, e non hai necessità di affrontare asana da contorsionisti, basta un semplice piegamento del busto in avanti a gambe divaricate. Se lo hai mai praticato ti sarai accorto dell’intensa prova che può richiedere. Vorresti scendere e magari non riesci, e allora cosa fai? quello che ho visto fare spessissimo da tanti allievi è che iniziano a muovere la testa nell’illusione che il movimento ci sia ma non è così.

    In realtà in momenti così non c’è molto da fare se non attivare un processo interno di calma, di ascolto e di accoglienza, magari tenendo la testa ferma e stando lì in quello spazio di pochi centimetri in giù che hai raggiunto, stare nell’intensa tensione che si manifesta sicuramente nel retro delle gambe e nell’interno.

    Ti sei mai trovato in momenti così?

    In quel limite dell’oggi che il tuo corpo ti sta mostrando senza inganni?

    Può diventare molto scomodo stare lì di fronte al tuo limite, non è vero?

    Probabilmente inizi un dialogo con la tua mente in cui sono molto certa che di base inizierai a criticarti, a malmenarti, con giudizi e brontolii.

    Proprio in momenti così è importantissimo nutrire uno spazio di possibilità, di ricordare a te stesso che stai mettendo un seme di trasformazione, che la fatica che stai facendo, la devi amare perchè è da li che con calma potrà sorgere qualcosa di nuovo.

    In momenti così puoi imparare proprio come ho fatto io che conta il “qui e ora”, che quello che sta succedendo, il limite che si manifesta è dove sei ora: è la tua vita in atto! sei nel flusso di cambiamento costante della Vita denso di mille incredibili possibilità!

    La costanza della pratica

    Come innumerevoli cose nella vita è la costanza che ci permette di raggiungere traguardi che a volte ci sembrano quasi impossibili.

    Se pratichi yoga anche solo 1, 2 volte alla settimana, ma con “costanza”, può sembrare poco, ma è già sufficiente per iniziare un viaggio con te stesso.

    Per me lo yoga di base è questo: una strada per conoscere chi sei, per prenderti cura di te e portarti oltre, verso una trasformazione interiore e nel corpo che potrà stupirti per dove potrai arrivare nel tempo.

    La costanza nello stare “nell’andare verso”ti aiuta a superare quei limiti, a costruire un processo di cambiamento.

    E scoprirari e rinforzerai qualità che forse avevi date per scontate come la pazienza, la forza, il coraggio, l’ascolto sensibile e la capacità di osservarti con neutralità.

    La “posizione perfetta”

    È da tempo che leggendo, guardando manuali di varie tradizioni di yoga, foto varie di insegnanti sui social, ho sempre avuto l’impressione che un messaggio grande che passa è l’anelito continuo alla perfezione dell’Asana/posizione, e più sono complesse, difficili, al limite dell’acrobatico e del contorsionismo, più sono gettonate e mostrate da chi se lo può permettere.

    Da persona “normale”, forse con un buona elasticità guadagnata nella mia infanzia campagnola quando saltavo, mi arrampicavo in continuazione in libertà, e poi in qualche anno di atletica, tennis, nuoto, sicuramente con uno stile di vita molto salutare, e da tanti anni di pratica continua, forse sono un pò oltre la media, soprattutto per i miei 61 anni, il confronto con queste prestazioni ha generato moltissimi spunti di riflessione in relazione a quello che stavo vivendo come yogini e insegnante.

    Sulla base di anni di intenso amore e pratica verso lo yoga, ho imparato che lo yoga per me non è riuscire a entrare e tenere posizioni complesse, che è sicuramente un traquardo a cui tutti vorremmo giungere, e soddisfare così aspettative personali, di immagine, di rendimento yogico e quanto altro che ruota attorno, che fanno sicuramente parte del gioco, ma che non sono ai miei occhi ormai più così importanti

    Ho imparato che il tuo limite è uno dei più grandi insegnanti che puoi avere, che quella sfida ti può insegnare innumerevoli cose tra le quali una delle più importanti è imparare a volerti bene e ad accettarti per dove sei.

    I “limiti” hanno a volte radici profonde nella nostra mente, possono nascere da memorie cellulare del corpo, che potrebbero rimanere forse di base sempre invisibili, quindi se lo yoga li mette in evidenza può essere una opportunità preziosissima per provare a prendertene cura, e invece di malmenarti con dirti interiormente cose poco gentili, accoglierli, onorarli e imparare e non mollare il processo per permettere alla tecnica yoga di lavorare, di essere al tuo servizio di trasformazione e cambiamento che è quello che davvero conta.

    Il limite che insegna

    Quindi “andare verso” è una frase che rende bene il senso di uno dei più grandi apprendimenti che ho fatto proprio durante le mie varie pratiche personali negli anni, e che vedo affrontare da anni da tutti i vari allievi che ho avuto.

    Ho imparato che è il percorso quello che conta davvero, e che proprio nell’incontrare i miei limiti, la fatica, l’impegno, trovo i miei più grandi insegnanti e scopro che sono forte, coraggiosa, che posso imparare a fidarmi del processo di trasformazione che il praticare ed esserci mette in atto, e imparare a lasciarmi stupire da me stessa, e stare nel “qui ed ora”.

    Chiaramente esiste una perfezione in ogni ambito che se sei una persona che tende a essere perfezionista come me, può diventare un assillo intenso che a volte ti può far perdere di vista che oltre quello c’è la vita multiforme, imperfetta, piena di poesia, di verità, di imprevisti, di potere oltre l’immaginabile.. e che forse la vera perfezione esiste proprio nella sua imperfezione.

    Riguardo al Kundalini Yoga

    In molti non conoscendo bene il Kundalini lo considerano uno stile molto meditativo, tranquillo, che è una verità, ma non è l’unica.

    Avrei degli aneddoti da raccontare al riguardo, di come ad esempio nel centro che avevo fondato con il mio ex, un’insegnante di Vinyasa chiudendo il corso di Ying yoga che non aveva sufficienti partecipanti, suggerì di fronte a me ad una delle allive di venire a fare Kundalini invece che Viniyasa perchè era meditativo, molto tranquillo e adatto alle sue possibilità ( sicuramente per lei non adeguate al corso performante di Vinyasa) di pratica… all’epoca mi scappò un’esclamazione un pò forte al riguardo, impaurendo sicuramente la persona che infatti non si fece mai vedere a lezione.

    Nella mia consapevolezza dell’epoca, mi sentii quasi offesa per un giudizio così limitato e arrogante sullo stile di yoga che amavo e insegnavo e praticavo con tanta passione.

    Con il tempo ho compreso che spesso finiamo per giudicare quello che non conosciamo sulla base del sentito d’ire, di un’idea che ci siamo fatti, forse senza sapere bene neanche su cosa. Forse quello che è dietro a giudizi così è semplicemente un bisogno molto umano di sentirci degli eletti, dei privilegiati o capaci di esprimere perfomances che ci fanno sentire al di sopra degli altri o di avere raggiunto un traguardo, una capacità che dichiara la mondo e a noi stessi, di essere (nel caso dello yoga) dei veri tosti.

    Sulla scia di questi stati possiamo finire con avere un’idea distorta e quindi dare suggerimenti inadatti o un pò arroganti e perdere il senso di accoglienza per tutti che è fondamentale per fare davvero yoga.

    Quello che la potenza, la grande intensità del Kundalini yoga mi ha insegnato è praticare sempre di più dal mio cuore e mi ha denudata di fronte al mio ego, perchè come mi è capitato spesso di dire ” Se affronti il kundalini con il tuo ego, perdi sicuramente, perchè il kundalini yoga è molto più forte del tuo ego” e lo affermo perchè mi sono trovata proprio lì in quel punto.

    Questo stile di yoga, infatti, al contrario dell’opinione di questa insegnante, può rivelarsi in alcuni suoi passaggi, a volte solo per il tempo in cui dovresti stare in una posizione, molto intenso e sfidante, sicuramente non una passeggiata tranquilla, ma un’avventura appassionante con salite, ripide discese, panorami mozzafiato e mari tumultuosi.

    Una pratica consapevole ti porta a vivere tutto questo da un centro di calma e di tranquillità come essere dentro l’occhio di un ciclone, che però per poter essere raggiunto, richiede di avere vissuto l’attraversamento della parte in tumulto.

    Quel punto di di centratura e presenza che necessita di tutta l’avventura della tempesta per poter essere trovato o generato nel più profondo di se stessi.

    Quindi “andare verso” è quella parola magica che sostiene il processo di trasformazione intensa che la pratica richiede.

    Quando ti trovi nelle difficoltà, non dimenticartela mai e vai avanti con fiducia in te stesso e nello yoga che ami.

    E ricorda che praticare yoga è di base un allenamento sacro a vivere la VITA con totalità a chi sei con pienezza e amore. Quello che porti in una poszione di yoga lo porti nella Vita, lo Yoga è una possibilità per lavorarci su.

    Buona pratica!

    Alcuni dei libri che più amo:

    Lo Yoga nella Vita
    La pratica quotidiana di una vita illuminata
    L'Albero dello Yoga
    Asana Pranayama Mudra Bandha
  • Potrebbero interessarti

    Nessun commento

    Lascia un commento