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Il “tappetino” non è solo un tappetino

Se pratichi yoga, se lo insegni, o se stai solo accarezzando l’idea di iniziare, ti accorgerai subito di una cosa: c’è uno strumento attorno a cui ruota tutto. Il tappetino.

In questo articolo non mi soffermo sui tipi e le caratteristiche tecniche: esiste un mondo infinito di tappetini, e quale scegliere dipende anche dal tipo di yoga che pratichi. Mi interessa un’altra cosa: cosa accade quando lo stendi, ti ci siedi sopra, e inizi a praticare.

Insegno dal 2006, e ho passato tantissime ore sedute a insegnare, sia in presenza che nelle dirette online. Ma il tappetino ha assunto per me un valore così importante grazie alla mia pratica personale: fatta con impegno, con costanza, e sì, anche con delle pause, per tutti questi anni.

Ed è proprio da qui che voglio partire, per condividere con te qualcosa di molto importante che sto vivendo in questo momento della mia vita. Qualcosa che nasce da tutti questi anni di yoga, e di insegnamento.

La propria pratica quotidiana

Naturalmente si può fare yoga seguendo un insegnante, su YouTube, e dedicargli una volta, due, anche di più alla settimana, o anche solo ogni tanto. E sicuramente tutti gli effetti e le esperienze, enormi, le farai lo stesso. Ma a mio avviso il salto importante è quando decidi di avere una tua pratica personale, e ti impegni a farla tutti i giorni, con pazienza, tenacia e volontà.

Cosa si impara, che non è solo tecnica

Perché è così importante sedersi sul proprio tappetino e praticare? Cosa accade dentro di te, che rende questo semplice gesto, srotolare il tappetino, quasi simile a un tappeto volante? Una magia che ti immerge in un universo di conoscenza di te stesso che non avresti mai immaginato.

Il primo passaggio, ovviamente, è l’applicazione delle tecniche dello stile di yoga che hai scelto: le sequenze, le meditazioni, il pranayama, come nel Kundalini Yoga, oppure le asana, come nell’Hatha Yoga, e molto altro ancora.

Ma è tutto quello che inizia a vivere nel tuo corpo, nella tua mente, nell’intimità del tuo respiro, a mettersi davvero in moto. E ti accorgerai che inizierai a notare, sempre di più, aspetti di te che forse conoscevi a malapena: la tua capacità di concentrarti, di resistere, la tua paura, il pensiero che non ce la fai, che è troppo, che non sei abbastanza elastica, forte, determinata.

E forse, un bel giorno, troverai la chiave per stare, in modo aggraziato e profondo, proprio in quella posizione così difficile.

Lo sbocciare, quando i confini del tappetino si aprono

Quando questo ascolto, questa sorta di laboratorio trasformativo, si intensifica, potresti sperimentare proprio un’espansione dei limiti fisici e metaforici del tuo tappetino. E potrebbe accadere che, guarda un po’, grazie al tuo impegno in quella specifica meditazione, la tua paura, puf, non c’è più. Oppure che sei diventata più flessibile, e la colonna si muove fluida da una posizione all’altra, come se volasse.

Ma anche che il tuo respiro è cambiato, e ha acquisito una profondità e una lentezza che non conoscevi prima. Come anche un miglioramento del sonno, o una maggiore capacità digestiva. Tanti possono essere gli effetti concreti, fisici, psichici e spirituali, di cui ti accorgi mano a mano che ti impegni e pratichi sul tuo tappetino.

E poi, un giorno, quello che hai imparato lì smette di restare confinato al tappetino. Esce. Ti segue nella vita di ogni giorno.

Ti faccio due esempi di come questo è successo a me, prima di raccontarti il più grande.

Primo esempio: la rabbia

Ci sono emozioni che ognuno di noi si trova a dover affrontare, e sicuramente la rabbia è una di queste. La mia era scaturita da tutto un passato di vicende personali che proprio non riuscivo a elaborare. Ricordi molto dolorosi, che mi portavano a chiudermi in una sorta di bozzolo tossico.

E un bel giorno, grazie anche a pratiche specifiche fatte con testardaggine, mi sono resa conto che semplicemente quella rabbia, quel bozzolo di dolore, non c’era più. Nessuno sforzo visibile, nessuna data specifica a sancire questa sorta di miracolo. E mi sono chiesta, prendendo coscienza di questo passaggio: da quando? Dov’è andata?

Secondo esempio: la connessione con il cuore, la capacità di relazionarmi a qualcosa di più grande

Nel Kundalini Yoga, tante pratiche hanno come scopo fondamentale riportarci a casa, in un senso più vasto di noi stessi, e di quello che possiamo chiamare Dio, se questa parola per te ha un significato importante. Mi è capitato di dedicarmi a pratiche in questa direzione, raggiungendo, di base, uno stato di maggiore serenità interiore, e fede nell’incredibile e sconosciuto mistero che la vita porta con sé.

Quello che non sapevo, è che la stessa forza, capace di far sparire un dolore vecchio o di farmi trovare una fede che non conoscevo, sarebbe arrivata anche davanti a qualcosa di molto più grande di tutto questo.

Il tempo che plasma e trasforma

Ci vuole tempo, per tutto questo. Un tempo che si alterna tra alti e bassi, interruzioni, a volte intense, altre volte semplici bisogni di una pausa. Perché il lavoro che fai sul tuo tappetino non è mai un percorso lineare, monotono.

Ma, come dico sempre, non è mai un vero tornare indietro. Perché quello che si nutre, alla base, è la conoscenza di chi sei, e la tua consapevolezza più profonda.

Per come si muove la vita in generale, e per come è fatta la nostra struttura umana, abbiamo davvero tanto bisogno di poter fluire: di darci il tempo per stare, per andare, per ritornare, per fare un salto, e poi, piano piano, cambiare qualcosa di profondo in noi.

Cosa può fare lo yoga, e cosa no: un punto molto delicato

C’è una frase che nel tempo ho iniziato a fare mia, e a condividere tanto con gli allievi. O forse dovrei dire il contrario: prima con me stessa, e poi con loro. Nasce proprio dal mio personale ascolto, dalla mia pratica di Kundalini Yoga di tantissimi anni:

Lo yoga può salvarti la vita, e può anche non farlo. Quello che può darti, sempre, è il modo in cui stai dentro quello che ti succede.

Sostenere non è promettere

Quando affermo questo, non lo faccio per sfiducia verso queste tecniche incredibili, che i maestri yogi hanno costruito ed elaborato in millenni, con l’intento di prendersi cura dell’umano. Possono sicuramente diventare veri e propri percorsi di cura, di integrazione di tutte le componenti che abbiamo come esseri umani. (Ti invito a leggere l’articolo in cui descrivo la visione dell’umano di Yogi Bhajan, “I 10 corpi”.)

Ma è importante, a mio avviso, rimanere sensibili e attenti, nella propria ricerca e nell’utilizzo di queste meravigliose tecniche, al fatto che a volte abbiamo bisogno di altri tipi di aiuto: dalla medicina ufficiale, e non solo. E magari, se si riesce, integrare quelle cure con lo yoga.

Dipenderà molto dalla tua condizione psicofisica e spirituale del momento, da dove sei, in quella fase della tua vita, come praticante e come essere umano.

Lo dico anche per come sto vivendo io, in questo momento della mia vita. Sto affrontando una malattia complessa, e mi affido completamente a chi mi cura: agli oncologi, alla medicina, alle cure che stabiliscono per me. Lo yoga, in questo, non prende il loro posto. Lo vivo come un sostegno, mai come un sostituto: qualcosa che mi aiuta a stare dentro quello che sto attraversando, non qualcosa che pretende di risolverlo al posto della cura vera e propria.

La mia esperienza, ora che il mio corpo non collabora più per stare sul tappetino

È in questo vuoto che si scopre cosa, di tutto quel lavoro, non dipendeva dal tappetino: cosa resta, quando lo strumento che ha generato la trasformazione non c’è più a disposizione.

In questi mesi il mio corpo ha detto basta. Si è fermato. Mi sono ammalata, pesantemente, al punto da non essere più in grado di praticare sul tappetino. Ma questo stop mi sta permettendo di sperimentare proprio il potere di tanto lavoro di trasformazione, fatto su di me, in tanti anni di pratica silenziosa e intima.

Perché succede qualcosa di davvero importante: lo yoga fluisce nella vita in modo spontaneo e sorprendente, e diventa parte integrante del modo in cui affronto una malattia come questa, o semplicemente la vita. Il tappetino perde i suoi limiti strutturali, e diventa parte di chi sei: di come parli, ti muovi, interagisci con il mondo, con gli altri, con le difficoltà.

La magia è compiuta.

E il tuo, di tappetino?

In questo momento non ho la capacità, concretamente fisica, di poterlo fare, ma ormai i suoi limiti si sono espansi, e tutto quello che sto vivendo diventa parte di quel tappetino, compagno di anni di pratica.


E allora mi chiedo, e te lo chiedo: cosa resterebbe a te, se il tuo strumento non ci fosse più?

Forse stai vivendo situazioni simili alla mia. Forse hai già scoperto che possono esserci altre risorse, altrettanto importanti, a sostegno delle difficoltà che stai attraversando: risorse che travalicano lo yoga, che arrivano da altri percorsi, altrettanto validi, qualunque essi siano, se ti accorgi che sostengono una certa attitudine di coraggio, di sensibilità al qui e ora, di capacità di affrontare quello che va affrontato.

Non avere remore: affidati totalmente. Lascia che accada, come ho scelto io, in questa malattia così intensa e difficile, di affidarmi a quel Dio che opera attraverso le mani dei chirurghi, degli infermieri, degli oncologi, di strutture mediche di eccellenza.

E potrai accorgerti che i miracoli possono anche accadere.


Qualche lettura interessante per chi sta vivendo un’avventura come la mia:

Principi di Oncologia Integrata
Massimiliano Bonucci, Francesco Marino
Principi di Oncologia Integrata
Tecniche Nuove Edizioni
Lo trovi qui

La Meditazione in Oncologia
Gioacchino Pagliaro
La Meditazione in Oncologia
Amrita
Lo trovi qui

Agopuntura in Oncologia
Carlo Moiraghi, Paola Poli
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NOI Edizioni
Lo trovi qui

Manuale Pratico di Omeopatia in Oncologia
Jean-Lionel Bagor
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Come alleviare gli effetti indesiderati di chemioterapia, radioterapia, interventi chirurgici e terapia ormonale
Salus Infirmorum
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Coaching Oncologico
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Prendi la strada per la Tua guarigione
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L'Altra Metà della Cura
Luciana Murru
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